Foglie al vento

Sul letto, alla rinfusa, alcuni numeri della rivista Rebyc; sparpagliati sul pavimento un paio di calzini, scarpe da ginnastica, pantaloni, maglioni, biancheria intima varia; i libri, accatastati sul tavolino dietro al monitor del computer, erano sommersi da qualche dito di polvere. In quell'ordine, per modo di dire, Erica sembrava trovarsi a suo agio. I rami dell'albero davanti alla casa si avvicinavano minacciosi al vetro della finestra, sfiorandoli, quasi volessero bussare per entrare. Le foglie ricoprivano quello che era stato un prato all'inglese; i bidoni della spazzatura sulla strada, stracolmi, avevano occupato con il loro contenuto anche il sentierino di porfido che portava alla casa. Era l'alba di un giorno d'autunno e spiando per la finestra avremmo visto una ragazza che non era ancora andata a dormire.


Erica conosceva il mondo per lo schifo che era. Desiderava rimuovere il marcio dell'uomo e rimboccare le coperte alla luna. Tutta casa e chiesa, sembrava. Ma se qualcuno l'avesse osservata in quel momento, avrebbe notato che aveva appena inizializzato un codice di tipo Blowfish in un area sei nove. Era penetrata in una banca dati militare senza autorizzazione. Non era un caso che si trovasse da quelle parti.


Erica aveva ventiquattro anni. A ventidue si era laureata in scienze dell'informazione in quel buco di conoscenza concentrata che si chiamava MIT. Era stata una delle migliori del suo corso. Aveva anche trovato il tempo di vincere alcune gare di atletica. Aveva la pelle liscia e soda, i capelli scuri erano pettinati all'indietro legati da un nastro di seta blu. Aveva studiato di notte per tenersi al passo vorticoso degli esami; non era tornata a casa per le vacanze perché aveva preso un brutto voto sui campi giratori del quark Night. Voleva essere la migliore e nessuno e nulla l'avrebbe distolta dal suo obiettivo.


Adesso si trovava di fronte uno sbarramento multiforme. Non si era mai inoltrata così dentro alla Rete. In qualsiasi momento sarebbe potuto scattare qualche allarme, uno sbuffo rosso su un terminale di controllo, e si sarebbe scatenato l'inferno. Le dita schizzavano veloci sulla tastiera. Gli occhi fissi sul monitor. Con un HUD ed un PowerGlove avrebbe finito più in fretta, ma non aveva fatto in tempo a passare per il laboratorio. La parte razionale di lei era completamente assorta dal compito che stava svolgendo, il suo corpo, il suo cuore era con Andy.


Lo aveva conosciuto attraverso la rete informatica universitaria, chiaccherando qua e là con IRC; era entrata nel canale "#Italia" per verificare la sua relazione di storia, o forse era soltanto una scusa. Cominciò a scrivere le solite sequenze di sigle e frasi di convenienza per salutare i presenti. Il suo nickname era Pentel e, quando disse di essere una ragazza, decine di squali si interessarono di lei. Le chiesero dove fosse, quale fosse il suo vero nome, che cosa studiasse, il suo indirizzo, il suo telefono. Stette al gioco per un po' di tempo, poi iniziò a rispondere meno frequentemente finché la lasciarono in pace.


Le arrivò un messaggio segreto da parte di Albatros, che diceva "I tuoi occhi sono pezzi di cielo blu amaro. Ciao". E questo fu l'inizio. Decise di rispondere al messaggio.


- Ciao.
- Che cosa studi da quelle parti? - chiese Albatros.
Pentel preferì rimanere sulla difensiva:- Per ora sto cercando di completare la mia relazione di storia e tu?. -
- Niente di particolare... -
- Che cosa significa quello che mi hai scritto? -
- Che non mi sto occupando di qualcosa d'interessante... -
- Non mi riferivo a niente in particolare, ma al cielo amaro ed ai miei occhi -
- Ah... mi piace scrivere cose così -
- Così come? Senza senso? Non mi hai mai visto -
- Devo andare... Inizia una lezione. Scusa, ma ti devo lasciare. Ci sentiamo più tardi? -
- Forse, se trovo il terminale. Ciao - scrisse, mentendo spudoratamente.


Fu uno scambio di messaggi anonimo, ma catturò la curiosità di Erica; desiderava scoprire qualcosa di più su Albatros.


Accantonò il pensiero e si concentr di nuovo al massimo sui dati che sgorgavano dal video. Sfiorò una tripla chiave e si buttò dentro ad una retroporta. Sudava. Ogni tanto si masticava un dito, mentre si fermava a pensare sul da farsi. Finalmente in un grattacielo d'informazioni, sotto una pila di tabelle dimenticate anche da Dio, la sfumatura grigio-viola che cercava, la dannata informazione per cui stava mettendo a repentaglio la sua carriera, la sua reputazione, la sua vita, per amore. Un sorriso ironico spuntò sul volto della ragazza. Immagazzinata. Tornare indietro alla velocità della luce ed il gioco era fatto. Via.


Click. Spento computer. Spento tutto, doccia e dormire.


Andy stava ritornando a casa dopo una giornata di lavoro. Guidava verso il sole che inondava di rosso i campi di grano, dal finestrino entrava l'odore dell'erba appena tagliata. Non c'era molto traffico e Andy sarebbe arrivato a casa prima del solito. Come per affermare questa considerazione ruttò un paio di volte. Sicuramente non immaginava che una donna prima o poi avrebbe cambiato la sua vita. Pensò che era da solo, d'altra parte si era abituato a questo stato e nelle discussioni con gli amici era molto retorico. Alcune volte diceva parole che avrebbe desiderato che gli dicessero. Aveva la sensazione di perdere le occasioni della vita. Cercava qualcuno speciale, con cui invecchiare e parlare d'amore tutto il giorno. Forse era soltanto depresso perché non riusciva a fare progressi con il programma che stava sviluppando. Stava creando un'intelligenza artificiale in grado di leggere la musica ed eseguirla con qualsiasi strumento. Era lontano dai tempi in cui quando la gente lo incontrava nel corridoio lo guardava con quell'aria di stupore e ammirazione. Era lontano dal giorno in cui gli dettero il Nobel per la teoria dell'identità nei viaggi spazio-temporali, conosciuta meglio come test di Levrentief. Già Andy era quel professor Andy Levrentief. Ora, per trovare un idea appena accettabile, doveva sforzarsi oltre l'immaginabile, aveva esaurito la carica per andare avanti, vagava in un mare buio e viscoso. Andy non aspettava altro che dire alla donna che amava, su una spiaggia, all'alba, "sei più bella con il sole del mattino, sento il tuo profumo nell'aria e mi piace".