Vicino e Lontano

Ferita (04-10-1998)


In una notte calda
la crosta marcia
della ferita si stacca
e vomita nei meandri
sotteranei della città.
Le mani senza speranza
si protendono verso un
pezzo di pane o qualsiasi
altra cosa che abbia un
sapore, odore, ma, forse, neanche.
Dietro le mani
non scorgo i volti
emaciati e scavati,
ma uomini che mi ricordano
la mia fortuna.
Riesco a dar loro
qualche sudicia monetina
accompagnata da un sorriso
di circostanza, sperando
che basti a lenire la
vocina cretina dentro di me.
Ma il loro volto s'illumina,
come se avessero ricevuto
chissà che cosa,
ed io soffro di più,
dentro.